domenica 25 novembre 2012

Computer, accendi le luci

Ancora ben lontano dal terminare il modulo passeggeri, dopo avere installato la retro illuminazione dei pannelli e dei monitor del computer, non ho resistito alla tentazione di disporre i mobiletti e improvvisare qualche foto con lo smartphone. Il prossimo passo consiste nella disposizione del soffitto, già pronto ma non ancora installato, e della relativa illuminazione.





domenica 21 ottobre 2012

"Computer, dimmi..."

Finalmente, dopo mesi passati ad analizzare, studiare, mettere a punto, ho l'impressione di avere almeno iniziato a raccogliere i frutti. Nella foto accanto si vede la zona di poppa della sala del modulo passeggeri dell'aquila, con buona parte dell'arredamento ormai a buon punto. Sullo sfondo il pannello computer, con i monitor in bianco e nero con l'immagine fissa delle trasmissioni interne della base lunare Alpha. La decal l'ho ottenuta da un disegno originale fornitomi da Roberto Baldassari. Davanti al pannello computer ci sono la consolle dell'operatore e la sedia (dove di solito sedevano l'analista dati Sandra Benes o Maya),

ottenute da fogli di stirene e alluminio. Le poltrone sono finalmente colorate. Qui a fianco si vede uno scorcio della sala dal portello di babordo. Il soffitto è ancora da rifinire un po'.  La consolle attende ancora qualche pulsante, e qualche strumento andrebbe aggiunto anche a corredo dei sedili passeggeri.



Nelle due immagini a fianco e di seguito, si vede invece l'altro scorcio della sala. Sì! C'è anche il primo armadietto (in teoria ce ne sarebbero quattro, disposti in riga, ma risulta visibile comunque solo il primo a destra), con la tuta spaziale rossa. I pannelli verso prua devono ancora essere completati con video e pannelli di controllo e comunicazione, e alcune fenditure laterali simili a prese d'aria.



lunedì 30 luglio 2012

Nostalgie estive





E' notizia ormai vecchia di qualche mese: l'autore-produttore Jace Hall (Visitors 2009) sta impegnandosi in un serio progetto di re-imaging della indimenticabile serie televisiva Spazio 1999, di cui il sottoscritto è un fan accanito. Il progetto si chiama "Space 2099", ed esiste un sito in cui i fan vecchi e nuovi possono postare le loro opinioni su ogni aspetto della serie, interagendo in qualche caso con il team degli autori.

Giusto in questi giorni, la Rai sta riproponendo nottetempo entrambe le stagioni della serie originale, che fra l'altro è stata distribuita in anni recenti in varie edizioni DVD ed anche in Blue Ray (quest'ultima solo in inglese).

Ispirato da questo ritorno di interesse per Spazio 1999, ho deciso di dedicarmi ad un diorama che abbia l'astronave "aquila" come protagonista. Il kit da cui sto partendo è sempre il bellissimo 12" prodotto dalla Warp. Si tratta di un pregevole garage kit in resina e metallo bianco, di montaggio un po' difficile, ma ottimo dal punto di vista delle proporzioni e dei dettagli.
In passato ho già realizzato una versione di questo kit, ma questa volta intendo ampiamente modificarlo in modo da realizzare gli interni del modulo passeggeri e del modulo di comando, forniti come blocchi "pieni" in resina nella scatola originale.
Ho prima di tutto visualizzato il progetto in grafica 3D. L'idea è molto semplice: desidero rappresentare l'aquila atterrata in un mondo molto simile al nostro, con un bel prato, una collinetta e grandi alberi. I passeggeri dell'aquila saranno tutti a terra, in atteggiamenti rilassati o di lavoro, quindi niente scene drammatiche e niente vegetazione "aliena". Sarà il mio personale omaggio ai naufraghi della base lunare Alpha: un mondo bello e ospitale in cui stabilirsi.

Per realizzare i dettagli degli interni, sto utilizzando come riferimento il poster e i blueprint dell'Eagle disegnati da Roberto Baldassari. Il tutto è acquistabile scrivendo agli indirizzi riportati nel sito dello stesso autore:

http://eagle.space1999.net

Lo studio di questi spettacolari disegni ha dato i primi frutti per quanto riguarda il modulo passeggeri. Nella foto si vedono alcuni dettagli che ho realizzato in stirene e "materia verde", quella utilizzata nel mondo del modellismo Warhammer.
Quelli che si vedono in foto sono i master; mentre scrivo ho già realizzato le copie in resina. Nella foto successiva si vede quella che in realtà è la paratia di babordo (nella foto appare a dritta) del modulo, che ho scavato e aperto in corrispondenza del portello di uscita, per fare posto ai quattro sedili. La zona di dritta sarà invece occupata dal computer, davanti al quale andranno posizionate una piccola consolle di controllo e una sedia.

Problema: non ho mai realizzato un diorama in passato, quindi i due mesi precedenti li ho spesi praticamente a studiare l'argomento e a fare i primi tentativi di creare vegetazione e personaggi.

Qui accanto si vedono alcuni fra gli alberi che utilizzerò. Li ho realizzati in fil di ferro e stucco, e li ho dipinti sostanzialmente a olio. Aiutato dai preziosi consigli di Luca Tempesta, sono riuscito a migliorare notevolmente l'aspetto iniziale, e mi riservo di aggiungere ancora un po' di fogliame quando avrò realizzato tutti gli esemplari che mi servono.

I personaggi sono effettivamente dei bagnanti in scala H0 (modellismo ferroviario), che sto gradualmente "vestendo" e trasformando. Le uniformi degli alphani sono fortunatamente semplici, minimaliste. Inizialmente, speravo di trovare dei figurini in scala 1/72 che fossero candidati alla trasformazione, ma stanco di rovistare fra scatole di soldati armati e inguainati in splendide divise difficili da trasformare in "pigiami" spaziali, mi rivolsi con rammarico alla scala ferroviaria, dove si trova quasi ogni tipo di personaggio. Il rammarico era dovuto al fatto che ritenevo di avere dei figurini in scala molto più piccola del modellino.
In seguito, confrontando le dimensioni del modello con i blueprint di Roberto Baldassari, ho finalmente realizzato che il modellino è in scala molto più piccola di 1/72 (forse anche più piccola di 1/87). La prova ad occhio può essere fatta confrontando un figurino 1/72 con l'altezza del portello del modulo passeggeri: il figurino sarebbe un gigante costretto a piegarsi quasi in due per entrare e uscire dal modulo. I figurini H0 risultano invece perfettamente compatibili con tutte le dimensioni del modello. Tanto meglio per me: felice di questa scoperta ho cominciato a vestire i personaggi. Così mi sono accorto che realizzare la "zampa di elefante" su un tizio in costume da bagno, alto circa 17 mm, è una cosa terribilmente difficile!

mercoledì 23 maggio 2012

Piccoli sorsi di Storia

Lo scorso fine settimana sono stato alla  manifestazione “La Storia a piccoli sorsi”, a cui ho avuto l’onore di partecipare. "La storia a piccoli sorsi" è un'esposizione biennale di modellismo che si svolge a Siena, organizzata dall’associazione Gruppo Modellisti Senesi in una location veramente suggestiva: le cantine dell’Enoteca Italiana situate all’interno di un bastione della Fortezza Medicea. Fra vini pregiati elegantemente esposti e provenienti da ogni parte d'Italia, è possibile ammirare modelli di ogni tipo, anche se i temi preponderanti, come si evince dal nome stesso della manifestazione, sono i figurini storici, i soldatini e i mezzi di terra.
La mostra è aperta praticamente a tutte le categorie, inclusa quella Fantasy, per cui è possibile ammirare veramente di tutto. Quest’anno la mostra si è svolta nei giorni 19 e 20 di Maggio.

Poiché era consentito consegnare il proprio modello il giorno 18 oppure la mattina del 19, è stato possibile per molti modellisti e appassionati (me compreso) approfittare del tempo a disposizione per visitare la splendida città, a dispetto della variabilità meteo che fra una pioggia e l’altra ha offerto schiarite e una temperatura piacevole.

Durante lo svolgimento sono stati proposti anche istruttivi corsi di approfondimento delle tecniche modellistiche. Personalmente ho deciso di seguire la dimostrazione sui diorami offerta dall’espertissimo modellista Danilo Benedetti, che ha anche esposto alcune delle sue opere più recenti.

Sportelli apribili,
maniglie funzionanti, motore visibile: è in scala 1:72
ed è auto-costruita in ottone, rame e altri materiali 


E' impossibile elencare quanti modellisti di talento sia possibile conoscere personalmente nel corso di un evento del genere, senza contare la possibilità di apprendere da loro e di ammirare modelli frutto di creatività ed esperienza. Nel post ho inserito alcune foto che ho scattato durante le due giornate. E' bene sottolineare che le foto che posto NON rappresentano soltanto i vincitori, anche se ho notato che numerose delle opere che mi avevano colpito hanno in effetti preso un premio. Da sottolineare l'eccelsa qualità della maggior parte delle opere esposte: le immagini che pubblico sono molto eloquenti.

Supermarine Spitfire in scala 1:72
Ammiratissimo e pluripremiato Navicello Toscano,
in scala 1:250




Queso diorama è un'opera fuori concorso di Danilo Benedetti.








lunedì 14 maggio 2012

Enterprise NCC-1701 REFIT, 1/350

Ancora manca qualche dettaglio di fatto invisibile, ma è difficile resistere alla tentazione di pubblicare almeno una foto. Di seguito c'è anche un video sul mio canale YouTube.


martedì 10 aprile 2012

Tecniche di verniciatura - I Pannelli


Nei post precedenti ho sottolineato come la scelta del colore del modello sia un momento chiave nella realizzazione. Fatta la scelta però, il lavoro è appena cominciato. Le tecniche di verniciatura da usare sono diverse in base al filone cinematografico a cui il modello appartiene e, benché non esista una regola generale, direi che gli esemplari da me finora realizzati si possono dividere in due categorie.

1. tipo “Star Wars” - I velivoli più famosi, come il caccia T-65 X-Wing o il Millenium Falcon hanno dimensioni relativamente piccole. Appaiono “vissuti”, spesso danneggiati e riparati in modo quasi artigianale. Spesso, oltre che essere veicoli spaziali, sono anche velivoli “atmosferici”, quindi soggetti a sporcarsi. I motori hanno un aspetto tradizionale, appaiono cioè del tutto simili ai propulsori dei jet reali, quindi, ove la scala lo permetta, saranno visibili macchie d’olio, bruciature, usura.
In questo caso vanno usate tecniche di "invecchiamento", come quella del  "pennello asciutto" o la "lavatura".
Queste tecniche sono ben spiegate nel blog di Luca Tempesta, Model Storming, dove è possibile vederne ottime applicazioni fra i numerosi modellini esposti.

2. tipo “Star Trek” - Le navi “trek” sono concepite come navi molto grandi, che raramente possono spingersi in atmosfera dove possano facilmente sporcarsi. A giudicare dall'aspetto lindo dei loro interni ed esterni, ho sempre immaginato che alcune centinaia di guardiamarina dedichino interi turni di lavoro alle pulizie: queste navi non presentano sporcizia o usura, e la scala molto piccola in cui necessariamente devono essere rappresentate rende ancora più inapplicabile la "sporcatura", con alcune eccezioni naturalmente. C’è da considerare che i loro propulsori, a “impulso” o a “curvatura” hanno più l’aspetto di equipaggiamenti da laboratorio di fisica che da motori veri e propri, e in effetti si tratterebbe proprio di avveniristici acceleratori di particelle o di reattori a fusione. Dunque non vanno “sporcate”, ma occorre invece dedicare molto tempo alla cosiddetta “pannellatura”. Bisogna cioè simulare il complesso reticolo di pannelli che ne compongono effettivamente l'estesissimo rivestimento esterno, solitamente disposti secondo schemi che ricordano la scrittura azteca (da qui il nome di “aztec paneling”).

La tecnica base per realizzare questi “schemi” è utilizzare l’aerografo, aiutandosi poi con un cartoncino o una vecchia scheda telefonica per “spezzare” lo spruzzo di colore e fare in modo che il colore si depositi in linea retta, sfumando. Nei casi semplici può bastare la scheda telefonica, ma in casi complessi bisogna usare delle vere e proprie maschere. In commercio si trovano maschere viniliche e adesive adatte per ciascun modello, ma sono costose e, anche se alla lunga un po’ noiose da realizzare, preferisco crearle a mano con dei fogli di cartoncino semplice o carta adesiva. Anche perché, spesso, i pannelli si presentano in due o tre tonalità di grigio distinte, quindi per ogni sezione occorre disporre almeno di due maschere, una per ogni tonalità di pannelli.



Il kit dell'Enterprise in scala 1:350 a cui per ora mi sto dedicando, è corredato con splendide decals che riproducono lo schema dei pannelli. Tuttavia utilizzarle avrebbe significato ricoprire l'intero modello con queste decals, e non credo che l'effetto sia paragonabile a quello dei pannelli dipinti sullo scafo. Dunque, ho preferito utilizzare le decals per creare delle maschere di verniciatura. Il processo è un po' lungo ma vale la pena. Prima di tutto faccio una buona scannerizzazione del foglio decals. Poi, con l'aiuto di un programma di elaborazione fotografica, esalto i grigi, appena visibili sul foglio originale. A questo punto eseguo una stampa su carta spessa o su carta adesiva, avendo cura di rovesciare eventualmente l'immagine quando ad esempio sia richiesto lo stesso schema su un altro lato simmetrico rispetto a quello di partenza. Poi, con pazienza e taglia-balsa con lama nuova di fabbrica, incido il cartoncino e creo la mascherina. Spesso la rinforzo con dei bordi di masking tape, perché in molti casi, quando non è adesiva, la mascherina deve essere riutilizzabile. Per usarla sul lato simmetrico basterà rovesciarla. Nelle foto a fianco un esempio sulla gondola di babordo, dove si vede la mascherina applicata e il risultato dopo la verniciatura e rimozione.

venerdì 16 marzo 2012

Come fotografare un modellino


Come si fotografa un modellino? Qualcuno se lo domanda, visto che ho trovato la richiesta fra le statistiche di ricerca che portano al mio blog, sia pure con una minima incidenza. Per esperienza penso di potere rispondere a questa domanda almeno per quanto riguarda i modellini di fantascienza.

La cosa migliore per un’astronave è ricreare il suo ambiente naturale, cioè lo spazio. A pensarci bene non c’è niente di meglio, perché lo spazio fa risaltare il modello senza distrarre l’attenzione su altri particolari, ed è l’unico caso in cui il nero risulti uno sfondo naturale. Un mezzo corazzato su sfondo nero non ha senso, un’astronave sì!

Sfondo

Basta procurarsi un buon panno nero, non serve che sia grande, ma che sia colorato di un profondo nero, quindi senza luccichii magari dovuti a fili intessuti di colore differente. Andrà posizionato alle spalle del modello, disteso per quanto possibile in modo che non faccia pieghe. In ogni inquadratura bisognerà aver cura di non fotografare parti dello sfondo non ricoperto dal panno.

Luce

l’area in cui si effettua la ripresa fotografica deve essere ben illuminata. Meglio se la luce può raggiungere il modello da più di un lato, condizione difficile da trovare in un appartamento ma che ad esempio può essere facilmente realizzata in una veranda, oppure servendosi di uno specchio a parabola di quelli usati dai fotografi. Comunque, una finestra deve essere abbastanza vicina. La luce diretta del sole va evitata, perché tende a sovraesporre il modello e a creare ombre troppo forti. Soprattutto se si desidera riprendere un modello auto-illuminato, può diventare davvero fastidiosa. Meglio quindi avere una bella tenda davanti alla finestra, o meglio ancora scegliere un orario in cui non arrivino raggi diretti del sole. Le giornate ideali sono quelle con il cielo coperto. C’è da dire però che una luce diretta può contribuire ad aumentare la drammaticità di una scena.
A fianco il piccolo set fotografico ripreso da iphone. Sotto due foto scattate con lo stesso set. Le condizioni di luce non erano ottimali (tardo pomeriggio senza nuvole).
Panno disteso sul divano e macchina saldamente
agganciata al piedistallo!

Macchina fotografica

DEVE disporre di varie possibilità di regolazione: focale, diaframmi, esposizione. Va bene qualunque reflex digitale o bridge. Il bilanciamento del bianco deve essere quello compatibile con la luce in cui si sta operando, come in qualunque fotografia, ma non va sottovalutato, perché può alterare sensibilmente la tonalità apparente dei colori.

Obiettivo

Apertura: F11, Velocità: 3.0, ISO 400, 35mm
All’inizio utilizzavo il 18-70 in dotazione alla mia Nikon D70, ma col tempo mi sono accorto che comunque regolavo la focale sempre a circa 35 mm. Così ho preso a utilizzare un’ottica fissa da 35 mm, che fra l’altro, almeno nel mio caso, offre una luminosità maggiore.
Di solito evito il macro. A meno che non si desideri mostrare un particolare minuscolo e altrimenti invisibile, ricordare che il macro, oltre ad ingrandire il dettaglio, mostrerà anche ogni più piccolo e invisibile errore di saldatura o di verniciatura. Il macro “vede” i dettagli come mai nemmeno il modellista che li ha lavorati ha potuto vederli e come mai nessuno li vedrà: non è di nessun aiuto per esprimere il look complessivo del modellino stesso.

Apertura: F11, Velocità: 2.0, ISO 400, 35mm
Diaframmi ed esposizione


Di solito utilizzo la regolazione a priorità di apertura, scegliendo un’apertura di valore F11. Il motivo è che si ha bisogno di profondità di campo, in modo che sia ben a fuoco TUTTO il modello, non solo il primissimo piano. Questo deve essere chiaro: il modello in foto si deve vedere per l'intera profondità, non deve sembrare la foto di un piatto da cucina, dove invece di solito si rinuncia alla profondità di campo. Purtroppo, soprattutto se la luminosità della stanza non è elevata, la macchina sceglierà tempi di esposizione piuttosto lunghi, rendendo necessario l’uso di un buon piedistallo per ripresa fotografica.

E quando voglio fotografare il modello con le luci accese? Tutto come prima, a meno che un tempo di esposizione troppo lungo faccia apparire le luci innaturalmente intense. In tal caso si passa a regolazione manuale, si mantiene l’apertura al valore iniziale e si abbassa via via il tempo di esposizione fino ad ottenere la giusta luminosità di oblò e gondole di curvatura!

Il flash

Raramente lo trovo d’aiuto. Può servire per contrastare le luci interne che altrimenti possono risultare sovraesposte, oppure per aggiungere una nota di drammaticità.

Ha attivato la curvatura e vola via sopre le nostre teste?
No: è solo una foto rovesciata
Rovesciare il modello
Se desideriamo mostrare il modello “dal basso”, come se stesse volando al di sopra della nostra testa, basta fotografarlo capovolto. In fase di editing basterà capovolgere nuovamente l’immagine.

martedì 13 marzo 2012

Scala 1/32

Non ha nulla a che fare con la fantascienza. Questo è l'abitacolo (più motore) del Mustang P51D, famoso aereo da caccia della seconda guerra e anche successivo, realizzato in scala 1/32 da mio padre e da me immortalato giusto un'ora fa. Il kit è il recentissimo e incredibile 1/32 della Tamiya. Tanto di cappello all'entusiasmo, all'esperienza, alla tenacia e alla bravura di un modellista che, per inciso, in gioventù quello stesso Mustang lo ha pilotato veramente (per fortuna in tempo di pace).

domenica 19 febbraio 2012

Navi che NON vanno per mare


Nei precedenti post ho tentato di illustrare alcuni dei motivi che sostengono l’interesse per il modellismo “classico”. La passione per il mare e la navigazione, nonché per la storia o a volte la pesca, possono essere potenti molle per spingere al modellismo navale, ad esempio. Continuerò in seguito a parlare di altre forme di modellismo ma, intanto, visto che questo è un blog dedicato al modellismo fantascientifico, è giunto il momento di dedicarsi un po’ a quest’ultimo.

Ora, visto che di Storia non si può certo parlare, è difficile dire cosa spinga qualcuno a riprodurre il modello di un’astronave che non è mai esistita. Posso certamente dire cosa spinge me, ma non pretendo di conoscere le motivazioni degli altri. Tuttavia, i modellisti del genere condividono spesso  alcune passioni. Di solito c’è un interesse per la fantascienza, non solo quella televisiva e cinematografica, ma anche quella letteraria. C’é da dire che la mia generazione (quarantenni) ha goduto, durante l’infanzia, di alcuni show televisivi fantascientifici che, a prescindere dai pur oggettivi meriti (messaggi profondi e veicolati con le giuste dosi di azione ed effetti speciali) sono rimasti nel cuore soprattutto perché visti per la prima volta con gli occhi dei bambini. Esiste quindi un’antica ragione affettiva.

Spesso, l’appassionato del genere ha anche interesse per il modellismo aerospaziale, per l’astronomia e la conquista dello spazio. Ritorniamo quindi a cose reali e tangibili, che possono essere illustrate e documentate con dei modellini, che stavolta riproducono veicoli esistenti nel mondo di oggi. Così, nelle vetrine si vedono spesso affiancati un x-wing di Star Wars e uno Space Shuttle, un figurino di Alien con un modulo LEM di una missione Apollo.

Ogni modellista si documenta sul modello in costruzione, per riprodurre al meglio dettagli e colorazione. Non è necessario essere manichei: un aereo della seconda guerra mondiale in scala 1:72  può avvantaggiarsi da una serie di foto d’epoca da cui trarre dettagli e colori, ma spesso la documentazione fornita con il kit sarà sufficiente. Per il modello di fantascienza vale lo stesso discorso. DVD e foto di scena sono spesso utili, tuttavia il modello in stirene viene fornito di solito con documentazione adeguata.

Nel modellismo fantascientifico molti modelli sono però dei “garage kit”, cioè kit per lo più in resina o vacuumform realizzati da modellisti, che difettano in documentazione, per non parlare dell’auto-costruzione, quando cioè il modellino è realizzato, partendo dai disegni, più o meno con quello che si trova in casa. In questi casi foto e DVD non bastano mai! Oltre alle immagini ricavate dai DVD, spesso è possibile reperire in rete o nei musei foto dei modelli utilizzati per la realizzazione delle riprese cinematografiche. Ad esempio, il modello utilizzato per le riprese della stazione “Deep Space Nine” (Star Trek) può essere visto qui. Queste immagini forniscono informazioni preziose, perché mostrano il modello così com’era, senza le manipolazioni dovute all’esposizione fotografica utilizzata durante le riprese.

Un aspetto strettamente legato alla documentazione è la scelta dei colori. La colorazione di un blindato o di un velivolo della seconda guerra è un fatto così assodato, che è possibile trovare in commercio esattamente il colore da utilizzare per quello specifico dettaglio di quel modello in quel determinato periodo. Per un modello di fantascienza le cose non stanno così. Molte astronavi appaiono semplicemente grigie nelle pellicole, ma il colore originale spesso è tutt’altra cosa, e appare modificato in pellicola solo per artifici di esposizione fotografica. Ancora una volta, disporre di informazioni sui colori utilizzati sul modello originale, sia esso un modello fisico o sviluppato in grafica CGI, può essere d’aiuto, ma spesso bisogna scegliere fra il colore che “appare” nella pellicola e il colore originale. Utilizzare il colore originale potrebbe spiazzare lo spettatore, perché il look del modello esposto potrebbe finire col non assomigliare a quello televisivo a cui lo spettatore è abituato. In alcuni casi sono stato costretto a scegliere fra le due opzioni, e ho sempre preferito colorazioni che ricordassero le navi come si vedono negli show, piuttosto che come realmente sono.

domenica 22 gennaio 2012

Navi (che vanno per mare)

Dopo aver parlato dei vari rami del modellismo, è doveroso approfondire un po' il tema del modellismo navale, visto che a Palermo vi è una consolidata tradizione sul tema, animata da numerosi modellisti di fama. Una cosa che non tutti sanno è che presso il Museo del Mare all'Arsenale di Palermo, è custodita una pregevole collezione di modellini di nave. Ne avevo letto qui, e oggi ho finalmente avuto il piacere di visitarlo insieme alla figlioletta. 
Il museo, ospitato in un edificio seicentesco originariamente adibito a cantiere navale, custodisce una splendida collezione di oggetti e reperti di navigazione, ma la tentazione di fotografare almeno un paio degli splendidi modellini esposti è stata troppo forte.
La splendida "galera" che si vede a fianco, costruita dall'esperto modellista G.B.Provenzano, mi ha letteralmente deliziato. Ne riporto la foto perché sia evidente come deve esser fatto un modello d'eccellenza. 
Come si realizza un modello del genere? Prima di tutto occorrono dei buoni disegni, possibilmente quelli costruttivi originali. Un veliero, si realizzerà praticamente quasi come fosse la nave vera, con ordinate e fasciame in legno. Le ordinate, di solito vengono ricavate dal compensato, mentre il fasciame, acquistabile presso i negozi di modellismo, si trova in vari tipi di legno, in modo da riprodurre i colori e l'aspetto della nave reale. Il fasciame viene fermato sulle ordinate (o su pareti di compensato) con colla e minuscoli chiodi che, quando possibile, saranno disposti esattamente nella stessa posizione di quelli originali. Anche l'alberatura e il sartiame riprodurranno fedelmente quelli del veliero: perfino i nodi del sartiame dovranno essere identici. Dettagli di ogni tipo completano di solito il modello.
Qui a fianco, si vede una tipica fase di lavorazione di un modello di veliero. Il fasciame, costituito da un'infinità di lunghe e sottili fascette di legno, viene sistemato sulle ordinate. 


Il Vasa

Di seguito invece, vorrei parlare del modello del Vasa, vascello svedese del 1625 riprodotto da mio padre oltre trent’anni fa, e di cui a seguire mostro numerose foto.
Questo sfortunato vascello affondò in prossimità del porto di Stoccolma il giorno dell’inaugurazione. La richiesta del re di maggiorare la dotazione di cannoni, durante la costruzione e dopo che la fase di progettazione era ultimata, aveva compromesso la stabilità della nave che si rovesciò su un fianco a causa di un improvviso colpo di vento, trascinando decine di uomini dell'equipaggio. Grazie alle particolari condizioni di bassa salinità delle acque del baltico, il vascello si conservò in gran parte intatto fino agli anni ’60 del XX secolo, quando fu recuperato. Oggi è custodito nel famoso museo Vasa di Stoccolma, continuamente sottoposto a ricostruzione, manutenzione e ricerche.
All’epoca in cui mio padre realizzò il modello, esisteva ancora molta incertezza sui colori originali del Vasa. Il relitto, insieme alle numerose statue decorative recuperate, in legno, apparivano in colore bruno, perché la pittura era stata corrosa da oltre tre secoli di permanenza sul fondo del mare. Per qualche ragione le pareti esterne del castello di poppa e molti altri particolari, su indicazione del fabbricante della scatola di montaggio degli anni ’70 furono quindi verniciate in azzurro, mentre oggi, grazie a sofisticate tecniche di analisi, si è appurato che fossero in rosso. Le statue, dorate nel modello, erano tutte dipinte con numerosi colori vivaci. L’aspetto reale che doveva avere la nave è deducibile da numerose foto del modello scala 1:10 presenti nel sito del museo.





Le immagini visibili qui mostrano la colorazione del castello di poppa come si vede oggi nel modello 1:10 custodito al museo. A destra, i colori attribuiti invece nel modello degli anni '70.



Come scrivevo nel precedente post, molti tipi di modellismo hanno una valenza storica. Questa breve dissertazione sui colori attribuiti al Vasa ne è una piccola dimostrazione: ammiriamo un modello, e intanto scopriamo che aspetto aveva un vero vascello del XVII secolo.